In questo suo ultimo libro, Fasoli punta a una realtà acuta e obliqua nel suo aspetto affettivo più spontaneo ed espone in evidenza antitesi spontanee. Che farne della vecchiaia? Che farne della malattia? Che farne della morte dato non interpretabile, perché la morte non si vive? Che farne di amori fatalmente perduti e che farne di tante angosce e illusioni?
Ma è chiaro, chiaro a Fasoli, farne un girotondo in cui idealmente schiere di generazioni partecipano, cercando un’uscita dall’incanto pietrificante, come nel “L’Angelo sterminatore” di Luis Buñuel. E il giro in tondo è una figura incancellabile. Non si raggiunge mai la terra promessa. Si marcia soffrendo, perché vuoto resta il senso della povera cosa che è l’uomo e la donna. Ma è un dio quello che ci costringe a girare in cerchio? Forse per stabilire limiti invalicabili. Svanì anche l’Arca dell’Alleanza nel balenìo della Storia. Così Fasoli sembra ripercorrere i versi del giovane Rilke del “Libro delle Ore”:
Se me ne vado così come sono, solo,
chi se ne accorge? Chi mi vede veramente?
Chi s’incanta? Chi si commuove?
Chi si converte?
Come se non fosse accaduto nulla
Seguitano a ridere. Eppure sono felice
Di andarmene così come sono:
di chi ride nessuno mi vede.