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Dissolvenze e sovrapposizioni
Nella Filosofia dello spirito jenese, Hegel guarda negli occhi degli uomini e scorge una notte che ci scruta: notte terribile e spaventevole. Tenebra sterminata che nulla può coprire. Quegli occhi gridano una domanda che attraversa lacerante i secoli. Agostino d’Ippona invoca: “Qui ergo sum, Deus meus? Quae natura sum?”. Nietzsche afferra, raffina e rilancia: “Perché vivo? Quale lezione debbo trarre dalla vita? Come sono divenuto quel che sono, e perché soffro d’esser-così?”.
Dopo il suo ultimo libro Derive, Doriano Fasoli riprende a scavare ancora nel sottosuolo di queste domande, per immergersi ulteriormente nelle forme di esperienza che rifuggono dall’oggettività. Non s’illude né illude di possibili risposte consolanti. Ciò che ne zampilla è questo nuovo libro Finestre sulla memoria. Una voce dal tono talvolta grave, a volte amara, e altre volte ironica e quasi burlesca, in cui espone il brusio del suo cuore disegnando ombre umili, persino sordide o inesorabili. L’Io, comunque, vaporizza, lasciando la nudità dell’uomo che fattosi voce reclama la sua irriducibilità. Forse, in Fasoli risuona l’asciutta sicurezza di Camus: nessun uomo può dire quel ch’egli è.