• Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura 
Madre Terra  
n. 23-2016
    Psicologia

    Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura
    Madre Terra
    n. 23-2016

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Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura Madre Terra n. 23-2016

Gli autori

Due parole rappresentano la quintessenza del nostro esistere: la Madre e la Terra. Unite ci danno il principio e la fine: si nasce dal corpo di una madre e si torna alla terra con la morte di quel corpo.
Dice Kahlil Gibran che «La parola più bella sulle labbra del genere umano è "Madre", e la più bella invocazione è "Madre mia". È la fonte dell'amore, della misericordia, della comprensione, del perdono. Ogni cosa in natura parla della madre». È parola che esprime l’accoglienza il contenere, nutrire, e, che favorisce lo sviluppo ed infine, espelle. Fine dell’esperienza uterina, il distacco dalla madre è però, principio e condizione necessaria per avere accesso ad una vita autonoma, sulla terra. Dalla madre per la durata necessaria a creare un nuovo ciclo vitale, proviene il corpo di sangue e carne, che ci contiene. la Madre è anche colei che governa il tempo: il tempo della crescita, il tempo dell’attesa e il tempo della fine. La nascita è l’essere catapultati nel tempo storico, nella necessitas della durata. Ma la Madre può essere anche colei che uccide la sua stessa creatura negandole un’autentica vita psicologica. Infine, la terra, in un abbraccio definitivo è ciò che ci trattiene per sempre. Madre e Terra sono il segno del compimento in un inarrestabile, eterno divenire.
È per sfuggire a questa condizione che abbiamo costruito templi e sistemi religiosi, immaginando una vita oltre la vita un luogo del premio e del riscatto, ma anche dell’eterna punizione?

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