• Il suono delle sfere celesti e l'inconscio
    Psicoanalisi

    Il suono delle sfere celesti e l'inconscio

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Il suono delle sfere celesti e l’inconscio

Gli autori
Cece Emilia

Cece Emilia

Psichiatra e psicoanalista

Parlar di musica in margine alla psicoanalisi

Con questo saggio, l’Autrice intende proporre un percorso di ricerca che esplora l’ultimo periodo dell’insegnamento di J. Lacan, offrendo al lettore un itinerario che si snoda tra musica e psicoanalisi, sostenuto dall’idea che la musica, nel rispetto delle dovute differenze di campo, possa offrire spunti interessanti per l’insegnamento della psicoanalisi inquadrandola in una nuova cornice.
La psicoanalisi, disciplina del tutto singolare, ha per Lacan un proprio discorso con il quale opera l’analista, è annoverata nel campo delle scienze e delle arti sublimi, tra le quali sono incluse anche: astronomia, geometria, aritmetica, musica e grammatica.
Queste discipline, in grado di influenzare il rapporto dell’uomo con sé stesso, una volta attraversato il campo fantastico della rappresentazione creativa e istituita quella misteriosa connessione con il mondo interno, aprono quel movimento ciclico e inesauribile che si affianca all’uso della parola e del linguaggio realizzando il circuito pulsionale illustrato, a suo tempo, da Sigmund Freud. Questo concetto sostiene le ragioni dell’itinerario che vede le due discipline incontrarsi tra invenzione e linguaggio, tra sublimazione e castrazione, tra principio di piacere e pulsione di morte.
Nelle lezioni di Lacan, abbiamo cercato queste risonanze con l’arte musicale, a partire dal barocco fino a giungere alla scrittura di Joyce, al gioco di suoni che si accompagna alla soddisfazione artistica, al punto d’appoggio offerto dall’arte al soggetto che vacilla, nella possibilità di rifargli un nome, un corpo e, in extremis, di accompagnarlo alla costruzione di un Sinthomo.
Dopo aver esaminato tra tracce storiche diverse modalità di notazione, abbiamo interrogato: l’arte armonica e della combinatoria nel contrappunto di Johann Sebastian Bach, la logica dell’addio nelle sinfonie di Gustav Mahler e l’amore perduto nell’Opera di Alban Berg.
Ma, al di là delle analogie, in questo saggio, affiora all’evidenza che anche dalla musica più antica si possono apprendere concetti e dettagli che orientano la psicoanalisi nella modernità. 
L’analista, quasi come un direttore d’orchestra, fa così dell’ascolto più che della parola il suo strumento, assumendo la sua funzione di complemento nel transfert ove trova posto dietro l’analizzante per accompagnare un paziente lavoro di composizione a due voci.
Con semplici gesti e talvolta solo con un cenno, egli preserva così il luogo del silenzio laddove vedrà compiersi il proprio destino di evaporazione per lasciare il posto a un desiderio inedito in cui risuonerà un soggetto nuovo.

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