Anche i Supereroi vanno in terapia

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Chi non ricorda le storie che i nonni ci hanno raccontato nella nostra infanzia? Chi non ricorda quelle storie che, nella bocca dei nostri genitori, hanno fatto volare la nostra immaginazione al momento di dormire? Come possiamo dimenticare i primi cartoni animati che ci hanno sorpreso con i superpoteri di personaggi travestiti che potevano volare o avevano una forza enorme e hanno rischiato permanentemente la vita in cerca della giustizia?
Le narrazioni delle storie si basano su una struttura che deve essere rispettata, per garantire un certo grado di organizzazione ed efficacia letteraria e ruotano interamente attorno ad un asse tematico. Si aprono con una piccola introduzione in cui si aggira il soggetto senza toccarlo direttamente. Questo è un gioco seducente, un flirt, che genera tentazione e curiosità per il lettore o, piuttosto, l’avidità per l’argomento.
In generale, la trama di queste storie si svolge in contesti avversi al protagonista facendolo avventurare in situazioni sfavorevoli che, attraverso la resilienza e l’ingegnosità, devono superare per emergere vittoriose. Tutti gli eventi che si svolgono, o almeno la maggior parte di essi, appaiono ostili in modo che il protagonista possa vincere. Vincere come sinonimo di crescita personale e valutazione. 
Tutti noi che leggiamo o abbiamo letto fumetti, quelli che hanno visto e recensito film di supereroi, abbiamo sofferto della stessa sofferenza dei nostri protagonisti, che nel mezzo del combattimento vengono maltrattati, picchiati e sono sempre sull’orlo della sconfitta. 
Come in ogni storia, ci sono tre meccanismi cognitivi di base che entrano in gioco nell’atto di leggere: identificazione, proiezione e spostamento. 
Anche i supereroi vanno in terapia non è un testo che mira a distruggere la magia dei nostri idoli. Ci consente di recuperare il senso umano di ciascuna di queste icone di giustizia, di vedere, in senso riflessivo, quanto costa per i nostri protagonisti mantenere il ruolo dei salvatori, come devono sacrificare il loro universo personale, la loro vita relazionale e i loro affetti per effettuare i soccorsi.
Nella seconda parte di ogni capitolo sono narrate le vicissitudini di un’ipotetica prima intervista psicologica sulla ricerca del trattamento psicoterapico. Qui viene diagnosticata e preparata la prognosi del presunto disturbo mentale e organico del protagonista. Non per patologizzare, ma per mostrare le conseguenze del perpetuare un certo atteggiamento nel tempo.
Nel libro si descrivono brevemente gli specialisti che gestiscono ogni richiesta di consultazione. Anch’essi sono presentati come esseri umani, con parte della loro storia, il loro stile, i loro interventi terapeutici.

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