• La violenza non ha sesso
    Criminologia e Scienze Sociali

    La violenza non ha sesso

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La violenza non ha sesso

Gli autori
Baiocchi Antonella

Baiocchi Antonella

Psicologa, psicoterapeuta, criminologa

Cosa capita alla Relazione Affettiva? Perché persone al di sopra di ogni sospetto, anche appartenenti alla propria sfera affettiva (partner, genitori, figli, vicini, colleghi) si trasformano in spietati aguzzini? Come mai l’Amore è sempre più associato alla parola Morte e ad avere la peggio sono, solitamente, le donne?
L’autrice ritiene che il nucleo del problema sia nell’Analfabetismo Psicologico, piaga del terzo millennio, che tra le gravose conseguenze, induce alla Gestione Dicotomica delle Divergenze, “un vero e proprio programma infetto”, che prevede la prevaricazione di uno dei poli della relazione e il conseguente fallimento del Reciproco Rispetto: “Chiunque gestisce le divergenze in modo dicotomico (indipendentemente dal sesso, dall’età e dallo stato di salute), quando si troverà nella posizione di Forza (fisica, economica, di ruolo, psicologica), tenderà a prevaricare l’interlocutore in posizione di Debolezza: donne ed uomini ‘fragili’, bambini, anziani, animali”.
È innegabile che le Donne rispetto agli Uomini siano socialmente svantaggiate e maggiormente esposte alla vittimizzazione, anche criminale, ma per debellare la Violenza, è necessario capire che il Killer da combattere non è il Maschio, ma l’Analfabetismo Psicologico di cui sono Vittima sia gli Uomini che le Donne!
L’autrice afferma che la Violenza non ha sesso, né età, né cultura, né razza e suggerisce di sostituire la miriade di neologismi che si coniano per specificare i diversi tipi di vittime (femminicidio, femicidio, infanticidio, uxoricidio, etc.) con un neologismo unico rappresentativo di ogni tipologia di vittima: il termine Debolicidio, inteso come prevaricazione/uccisione di chi si trova in situazione di debolezza.
Questo libro vuol essere un contributo alla crimino-genesi della violenza nella relazione affettiva: stravolge i rassicuranti confini tra il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, la normalità e la devianza ed impedisce di banalizzare questi atti cruenti come esiti di raptus, follia o violenza di genere.

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