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    ...Perché un libro di fiabe non è mai solo un libro per bambini
    Massimo Recalcati, Psicoanalista, saggista e accademico italiano

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Iris.

Gli autori

Avessi avuto tra le mani questo libro qualche anno fa l’avrei appoggiato nella libreria dei miei figli accanto a quello che usavo leggere loro prima che si addormentassero. Lo avrei messo accanto ad un altro ligure dalla voce gentile e dal pensiero profondo e mai banale. Sarebbe stato fianco a fianco ai tre volumi delle Fiabe italiane curati magistralmente da Italo Calvino. Ecco dove avrei collocato questo libro. E avrei avuto il piacere di leggerlo ai miei figli che sicuramente lo avrebbero apprezzato almeno quanto il loro padre. Perché un libro di fiabe non è mai solo un libro per bambini. Lo scaffale che lo ospita potrebbe essere indifferentemente quello della mitologia, dell’epica, dell’antropologia, della narrativa.
Massimo Recalcati

Siamo portati a ritenere che la favola sia roba per bambini.
Crediamo il giusto, così, o meglio ciò che i più reputano giusto. Ma dimentichiamo, però, che l’adulto, per quanto sia o voglia essere tale, mantiene dentro di sé una parte bambina.
Che poi è ciò che gli permette di non essere travolto dagli avvenimenti, di sospendere almeno per un po’ il giudizio sul mondo, di vedere talora negli umani e nelle loro cose profili e colori netti, di uscire momentaneamente dai vincoli del tempo e dello spazio.
La favola alimenta tutto questo, ritempra l’uomo. Sopra tutto garantisce il “miracolo” di cogliere e far cogliere come “meravigliosa” anche la più ovvia delle realtà; e regala la maiuscola anche alla più banale delle parole. Insomma, per tutte queste ragioni la favola è salutare, terapeutica per l’adulto. Vale come risorsa per la sua educazione. Per l’autoeducazione.
Ecco, per tutto questo voglio bene alla parte bambina di Bollorino.
E lo ringrazio perché ce ne fa partecipi.

Roberto Maragliano

La forma della scrittura è apparentemente quella della favola, ma il mito la interroga facendo incombere, in tutta la sua enigmaticità, la cesura melanconica tra la vita e la morte. La sospensione temporale che il mito opera, non annulla il potenziale destabilizzante di questa cesura.
Il suo effetto sul contenuto rimosso della favola, che è parimenti sospeso sul piano temporale, gli conferisce una maggiore profondità, toccando il nucleo centrale della soggettività e fa attraversare il racconto da un ineludibile senso di mancanza.
Alla tensione che la mancanza crea, Bollorino risponde facendo entrare in scena il dilemma tragico dell’impossibile scelta tra sé e l’altro

Sarantis Thanopulos

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