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    Genesi e diffusione delle Mura Poligonali in Italia

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Genesi e diffusione delle Mura Poligonali in Italia

Gli autori
D'Andrea Mauro

D'Andrea Mauro

Ricercatore indipendente

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Circa seimila anni fa, la Civiltà Minoica visse una straordinaria fioritura che non si limitò alla Grecia, alle coste dell’Asia Minore, a Creta, alle isole dell’Egeo e al Mediterraneo Orientale, ma si estese fino all’Italia Centro-Meridionale e alla Sardegna. Questo popolo “edenico”, proveniente dall’Oriente e che numerose prove – tra testimonianze degli antichi e caratteristiche prettamente tecniche – identificano con il nome di Pelasgi, ha lasciato un’impronta tecnologica indelebile ovunque sia passato. La testimonianza più imponente di questo passaggio è rappresentata dalle Mura Poligonali o Ciclopiche: straordinari monumenti antisismici che costituiscono solo una tessera di un mosaico storico ben più ampio, mantenuto finora volutamente lacunoso. Un dato archeologico fondamentale supporta l’antica datazione di queste strutture: l’assenza sistematica di casi in cui l’opera poligonale sia sovrapposta all’opera quadrata (opus quadratum). Al contrario, si riscontra regolarmente la situazione opposta. Questa ricorrenza suggerisce con elevata probabilità una priorità cronologica dell’opera poligonale, rendendo problematica la sua tradizionale attribuzione all’edilizia romana classica e dimostrando come le Mura Poligonali siano decisamente più antiche rispetto all’opera quadrata. La storia dimostra che la civiltà non progredisce sempre in modo lento e lineare. Intorno al 4.000 a.C., infatti, i dati e i reperti archeologici parlano chiaro: un popolo di provenienza orientale approdò sulle rive tirreniche e adriatiche dell’Italia centrale.


«Per un lungo periodo Mauro ha lavorato fianco a fianco con mio padre, Mario Pincherle, condividendone studi, intuizioni, ricerche e scoperte. Non è stato soltanto un collaboratore o un amico, ma uno dei testimoni più autentici del suo lavoro e della sua visione. Mio padre fu per lui una guida capace di accendere e alimentare quel desiderio profondo di conoscenza che, negli anni, non si è mai spento. Ed è proprio questo che oggi guardo con sincera ammirazione. In un tempo in cui tutto viene consumato velocemente e dimenticato, Mauro ha continuato a custodire quella ricerca con fedeltà, passione e coraggio, senza lasciare che certe intuizioni cadessero nel silenzio. Attraverso i suoi racconti, le sue riflessioni e il suo instancabile lavoro, molte delle idee e delle scoperte di Mario Pincherle continuano ancora oggi a riaffiorare, come pietre antiche riportate lentamente alla luce. Ma la cosa più bella è che quello sguardo nato accanto a mio padre quando Mauro era un ragazzo, col tempo è diventato uno sguardo autonomo e maturo, capace di vedere con i propri occhi e di proseguire questo cammino con sensibilità, esperienza e coscienza proprie. Per questo desidero ringraziarlo profondamente per tutto ciò che continua a fare, affinché queste ricerche possano continuare a vivere nel tempo e illuminare sempre più coscienze».
Ada Pincherle
 

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