Silenzio…

Gli autori
Cappuccio Giuseppe

Cappuccio Giuseppe

Psicopedagogista, Psicologo e Psicoterapeuta

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Eloquente afonia e unico apostrofo tra parola e ascolto

Tutti prima o poi sentiamo la necessità di fuggire dal “Rumore del Mondo”. Ogni essere umano, pur essendo socievole e desideroso di compagnia, ogni tanto sente il bisogno di rifugiarsi in spazi di “Silenziosa Solitudine” in cui meditare e ritrovare sé stesso. Più la vita che conduciamo è frenetica e rumorosa e più sentiamo tale necessità. Oggi il silenzio è diventato un bene raro e prezioso da riconquistare in diversi ambiti e contesti perché è molto difficile riuscire ad astrarsi dal rumore che ci circonda e che, spesso, ci soffoca. 
Siamo talmente assuefatti al rumore che una sua improvvisa scomparsa ci spaventa; il silenzio improvviso produce angoscia e spinge a correre alla finestra per capirne il motivo. Le forme del silenzio sono tante e si estendono lungo un continuum che dall’atteggiamento silente del saggio e virtuoso passando per il silenzio religioso meditativo e riflessivo si spinge fino all’estremo silenzio patologico tipico di alcune gravi forme di ritiro autistico o addirittura psicotico. Il silenzio nei rapporti interpersonali può assumere diversi significati che, in qualche modo, aiutano a definire in modo metacomunicativo il tipo di relazione. Il silenzio si può anche usare in diversi modi per esempio evidenziando l’indifferenza o la disconferma verso una persona, oppure per difendere certi segreti, cose che non si devono dire o che gli altri non devono sapere. Tra i tanti silenzi però c’è anche quello che “Cura” tipico dello psicoterapeuta che lo attua in seduta durante il processo clinico usandolo come strumento rispettoso e curativo del paziente.  

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