• Relazione di attaccamento e relazione d'aiuto
    Psicologia

    Relazione di attaccamento e relazione d'aiuto

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Relazione di attaccamento e relazione d'aiuto

Gli autori
Carlone Cristiano

Carlone Cristiano

Psichiatra

Marini Isabella

Marini Isabella

Psichiatra

Pallagrosi Mauro

Pallagrosi Mauro

Psichiatra

“Questo agile volume presenta le basi della teoria dell’attaccamento e le sue implicazioni, adattandone i contenuti all’applicazione pratica clinica, sviluppando quei temi che più sono utili proprio a chi si avvicina all’attività professionale di assistenza in ambito sanitario. L’origine e lo sviluppo della teoria, così come i diversi tipi di attaccamento, sono prima esposti dal punto di vista concettuale, quindi esemplificati in modo chiaro e attento. Avere un modello teorico di riferimento su cosa stia accadendo nella relazione terapeutica, sia in ambito specialistico psichiatrico che nel campo della medicina generale, consente di comprendere meglio le aspettative del malato, i suoi bisogni razionali e irrazionali, le sue vulnerabilità (…) Facilitare l’individuazione di stili di rapporto efficaci per il paziente, evitando comuni e banali errori, seppure fatti in assoluta “buona fede”, può consentire così al sanitario di instaurare, in modo più competente, una relazione terapeutica positiva e utile al trattamento stesso, soprattutto con i pazienti “difficili” (ad esempio, percepiti come fastidiosi, irritanti, dipendenti, ambivalenti, lamentosi, insistenti, oppure aggressivi o rivendicativi – solo per citare alcuni esempi). Il fatto che il sanitario possa “spiegarsi” e dare un senso a modalità di relazione e interazione “disturbate” in questa chiave di lettura, ad esempio riconoscendo nei pazienti con un attaccamento “insicuro” la coesistenza di emozioni contrastanti tra il bisogno di affidarsi e la paura della dipendenza, può aiutare a cambiare radicalmente le emozioni che l’operatore stesso prova (…) Darsi una spiegazione diversa può consentire al sanitario di trovare la modalità giusta per entrare meglio in relazione con il paziente, superando gli ostacoli e ridirigendo l’attenzione verso i suoi bisogni emozionali, e contribuire a ridurre il rischio di burn-out. Infine, questa conoscenza facilita l’apertura verso l’umanizzazione delle cure, anzi ne può rappresentare un caposal-do. È al tempo stesso base e strumento, ha aspetti etici così come tecnici, coinvolge in modi diversi l’operatore e il malato”.
Dall’introduzione di Massimo Biondi

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