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I due formanti della pulsione
La questione del potere nelle condotte umane, l’esacerbazione della possessività fino alla violenza più distruttiva, sono una fonte costante di preoccupazione; eppure questo argomento è stato trascurato dalla teoria psicoanalitica. Freud aveva introdotto la nozione di «pulsione d’emprise» che prometteva di renderne conto, ma alla quale non ha dato gli sviluppi promessi, e che ha poi abbandonato. Rendere conto delle forze d’emprise si rivela tuttavia essenziale per la teoria psicoanalitica.
Ma potere e sessualità si possono separare? La pulsione, veicolo psichico della sessualità, può essere considerata indipendentemente da ciò che la mette in atto rispetto agli altri individui?
L’analisi delle condotte d’emprise costringe a riesaminare la nozione stessa di pulsione e a proporne un nuovo modello. Nata nella storia delle prime relazioni, la pulsione si forma dalla combinazione di due correnti di investimento, «in emprise» e «in soddisfacimento», che veicolano una carica libidica che varia a seconda dei momenti e dello stato funzionale dello psichismo; il disequilibrio tra queste forze che compongono la pulsione porta alla disfatta della mente.
Edizione italiana a cura di Mario Sancandi
Prefazione di Franca Munari
Postfazione inedita di Paul Denis